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Palazzetto Urbani

Nella struttura architettonica si rintracciano numerose aggiunte e modificazioni. La stessa collocazione urbana ha subito alterazioni.

L’intitolazione si riferisce chiaramente alla famiglia Urbani, una delle più importanti di Monte San Martino, proprietaria anche del palazzo, dall’imponente mole che domina piazza XX Settembre. Palazzetto Urbani, attualmente affaccia su una piccola piazza su cui si trova un pozzo. Occupa una posizione ad angolo dove il fianco delimita parzialmente la stretta via laterale. Il fronte dell’edificio appare la parte meno interessante. Il corpo porticato, preceduto da una rampa di scale, è riferibile al XVIII secolo per il tipo di mattoni impiegato e le proporzioni. Un arco tamponato, ancora visibile affianco alla scalinata, nel sottoportico, fa chiaramente capire come tale struttura sia stata addossata alla preesistente.

Porte e finestre sono anch’esse riconducibili ad una fase recente, mentre l’arco dalla ghiera dorata e la cornice ad archetti pensili trilobati sono da collegare alla costruzione più antica. Fortemente caratterizzato dall’impianto medievale, che costituisce la parte principale , probabilmente riferibile ai sec. XIII – XIV, palazzetto Urbani si presenta come una stratificazione di elementi databili a fasi successive, impossibili da leggere in modo isolato. Nel suo complesso la parete più interessante è l’attuale fianco laterale, dove viene ricondotta a una propria funzionalità la cornice ad archetti pensili trilobati già vista sul fronte. Scandito dall’apertura delle finestre, tre per ogni ordine e dai due portali, il prospetto risulta difficilmente visibile nella sua interezza a causa dello spazio limitato della via. Finestre e portali sono voltati a tutto sesto e decorati con ghiere in terracotta. La struttura nel suo insieme, risulta elegante e armoniosa, e la vera singolarità consiste nei bracci metallici aggettanti, presenti nel fianco laterale.

Disposti su due file, a circa tre quarti delle finestre, all’altezza dell’imposta dell’arco, sono delle esili aste di ferro, su cui è appeso un anello, la decorazione posta alla sommità riproduce la sagoma delle cicogne. Sulla funzione di tali strutture può essere utile fare riferimento all’Annunciazione di S. Emidio di Carlo Crivelli. Il dipinto, attualmente conservato alla National Gallery di Londra, venne eseguito dall’artista nel 1482 per celebrare la Libertas Ecclesiastica concessa alla città di Ascoli. Sull’edificio riprodotto nell’opera sono chiaramente riconoscibile delle strutture identiche, adibite a sostegno di bastoni di legno. Possiamo supporre che su queste aste venissero appoggiate delle stoffe, dei tendaggi che, come le nostre attuali tende riparassero dall’aria e dalla luce.

Sulla scelta della cicogna quale motivo decorativo sussistono maggiori dubbi. A parte la presenza di tali animali nel dipinto londinese del Crivelli, quali simboli della natività, gli stessi possono essere riferiti alle attività artigiane. Esistevano, infatti, degli appositi registri delle corporazioni dove erano depositati i prototipi delle insegne che ogni artigiano imprimeva sui propri prodotti. Fra i segni utilizzati nel ‘300 figurava anche la cicogna.

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